RASSEGNA 2017

Walid Haddadin dal 04 al 25 febbraio

Giuseppe Onesti dal 11 marzo al 01 aprile

Paola Gortan dal 03 al 24 giugno

Bruno Vallan dal 01 al 22 luglio

 

Avveduti 2017 “dove la natura assume le forme della cultura”, è la sesta edizione della rassegna d’arte “avveduti”, appuntamento annuale nello spilimberghese con l’arte contemporanea nonchè esperimento di collocazione di forme artistiche contemporanee fuori dai circuiti tradizionali, che siano quelli delle istituzioni o degli enti museali. L’evento, con sede presso lo spazio commerciale di Ottica Visus, dà forma a livelli diversificati di utilizzo dello spazio stesso, poiché fruire dell’esercizio pubblico non implicherà necessariamente la visione della mostra e, allo stesso modo, entrare in contatto con le opere non necessiterà di un’interazione commerciale con la sede espositiva.

 

avveduti 2017 vedrà la presenza di quattro artisti del territorio friulano il cui legante è la ricerca artistica sulla tematica del fiume, dell’acqua, dei sassi, nel tentativo di distruggere il dogma di molti secondo cui la cultura sia il surrogato di una natura umana carente, avente valore esclusivamente nella misura in cui permette di colmare le lacune nella capacità adattiva dell’uomo all’ambiente. Cosa sono, quindi, natura e cultura? Non si può sviluppare una riflessione su questi due concetti senza prendere in considerazione l’elemento intermediario e mediatore, l’agente e il principio di collegamento per eccellenza, ossia l’uomo stesso e il suo vivere. La natura è antesignana della cultura, ne è l’ispirazione, il fuoco, il cuore. L’acqua come fondamento della vita, e quindi della cultura, il sasso come antesignano della scrittura. La materia pietrosa porta inscritti, senza che vi sia stato intervento umano, rimandi all’alfabeto e ai numeri come risultato di antichissime vicende geologiche. E, come dice Giovanna Zoboli, “forse nel sasso in modo evidente la natura assume le forme della cultura senza intervento umano”. In questa edizione di avveduti vengono messi in discussione questi modelli di interpretazione dell’essere umano, consolidatisi nella cultura occidentale. Il sasso, materia autocostruitasi, si contrappone a una visione umanistica, connessa a l’idea di una centralità dell’essere umano nel contesto della varietà delle forme viventi. Dopotutto, è anche e soprattutto il corpo umano un curioso intreccio fra natura e cultura, erede di una lenta, lunga e onerosa selezione naturale e di una più rapida, ma non meno costosa, educazione culturale. La cultura è trasformazione e anche la natura che ci circonda oggigiorno non è altro che il risultato di selezioni sempre più antropologiche e culturali. La sorte e il destino della natura e di certi esseri naturali è nelle mani che riposano, che non scalfiscono, che vegliano. Tutto il resto è sasso, con la sua cultura che si autoproduce. A cura di chiara moro.

 

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